LA POSIZIONE DEL MULINO
6 Maggio 2019

Il mugnaio che gestiva il mulino all'inizio del secolo scorso si chiamava Ruggeri Augusto. Augusto era sposato, ma non aveva figli, così, per sopperire a questa mancanza, si recò alla maternità a Bologna, dove esisteva un reparto detto dei “bastardini”, dove le madri lasciavano i figli illegittimi, ovvero che non erano stati riconosciuti. IL figlio illegittimo veniva allevato, gli venivano dati un cognome e un nome fittizi, e venivano poi dati in affido a chi li richiedeva, dietro una ricompensa per il mantenimento. Augusto, così, nel corso di alcuni anni, prese in affido due femmine e un maschio; quest'ultimo aveva il nome di Ferroni Ettore.

A quei tempi esisteva una legge, secondo la quale solo i maschi ereditavano le proprietà, mentre alle femmine veniva data una quota in denaro; così Ferroni, alla morte di Augusto, ereditò il mulino, e continuò a far funzionare le macine. Dal 1955 cominciò il declino dei mulini ad acqua, così la gestione del mulino Giovannino, quasi irraggiungibile dai mezzi a motore e da altri sistemi di trasporto e macinatura, non fu più conveniente per Ferroni, data la scarsezza delle granaglie da macinare ed accudire al mulino.

Ferroni, per poter mantenere la numerosa famiglia (aveva in tutto quattro figli), andò a lavorare a Bologna, abitando però sempre al mulino. Così, per recarsi al lavoro, per molti anni dovette percorrere ogni mattina il seguente itinerario: dal mulino raggiungeva a piedi San Benedetto, dopodiché in corriera fino a Bologna. La sera lo percorreva in senso opposto. La moglie Elsa continuò comunque a far funzionare il mulino per gli agricoltori dei poderi vicini, e per tutti coloro che vi portavano le granaglie da macinare. Il mulino fu successivamente chiuso, per il trasferimento di tutta la famiglia Ferroni a Bologna, la quale lo mantenne però come residenza estiva, conservandone le strutture originali con restauri appropriati.

Qualche anno fa fu venduto dai Ferroni, e il nuovo proprietario lo ha adibito ad azienda agricola e a posto di ristoro e di sosta, essendo il mulino luogo di passaggio lungo un sentiero del C.A.I. Nazionale. Questo percorso non è stato scelto dal C.A.I. A caso, ma ha voluto ripercorrere le orme degli antichi viandanti, che lo percorrevano per raggiungere i luoghi sopracitati.